Da dove derivano i comportamenti scorretti che ci portano ad accumulare grasso?

È come se il cervello fosse già programmato con determinate regole di comportamento e quando si imbatte in quella versione esagerata di quella regola gli brillano gli occhi.
Gli studiosi definiscono questi segnali esagerati “stimoli supernormali”.
Uno stimolo supernormale è una versione accresciuta della realtà e suscita una reazione più intensa del normale.

Gli esseri umani tendono a farsi raggirare da versioni esagerate della realtà.
Il cibo spazzatura, per esempio, fa impazzire i nostri meccanismi di gratificazione.
Il cervello umano si è evoluto attribuendo un grande valore al sale, allo zucchero e ai grassi.
Oggi viviamo in un ambiente ricco di calorie. Il cibo abbonda, ma il nostro cervello continua a desiderarlo come se scarseggiasse.

Uno degli obiettivi principali della scienza alimentare è creare prodotti che siano più attraenti per i consumatori. Praticamente qualunque cibo è stato in qualche modo migliorato, anche solo con l’aggiunta di aromi. Le aziende spendono milioni di dollari per stabilire il più gratificante grado di croccantezza per uno snack, o la perfetta quantità di effervescenza per una bibita.

Interi reparti si dedicano a ottimizzare la sensazione che un prodotto genera nella nostra bocca, una qualità detta “orosensazione” di cui le patatine fritte sono, per esempio, un potente concentrato.
Altri alimenti lavorati enfatizzano il “contrasto dinamico” presenti in prodotti che combinano sensazioni diverse quali croccantezza e cremosità. Pensate alla consistenza collosa del formaggio sciolto su una pizza croccante.

Con gli alimenti naturali e non lavorati tendiamo a provare sempre la stessa sensazione: di cosa sa il diciassettesimo boccone di verza?
Dopo qualche minuto, il cervello perde interesse e si comincia ad avere un senso di sazietà. Invece i cibi con forte contrasto dinamico tengono sempre viva e interessante l’esperienza del mangiare, spingendoci a continuare.

Più un’opportunità è attraente, più è probabile che diventi il seme di un’abitudine.

Fonte: James Clear, “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”

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